- istituto internazionale studio settecento musicale napoletano

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Questa pratica trae origine dalla proibizione delle donne di cantare in chiesa.  
Le parti femminili che in precedenza venivano eseguite da fanciulli o da “falsettisti” maschi (So-prani artificiali) nella seconda metà del Cinquecento erano affidati a “castrati” (Soprani naturali) in quanto si riteneva che questi ultimi erano più adatti al nuovo stile “affettuoso”, essendo in possesso di indubbio fascino sensuale, ma anche la voce era sicuramente più affascinante, in quanto l’operazione di orchiectomia , prevalentemente praticata senza il rispetto delle più elementari norme igieniche, utilizzando nel migliore dei casi dell’oppio per attutire il dolore, determinava l’arresto della crescita dell’organo vocale, modificando la posizione della laringe che permetteva il posizionamento delle corde vocali più vicino alla cavità di risonanza, facendole assumere caratteristiche infantili, quindi più corte rispetto a quelle di un uomo e più robuste di quelle di una donna, ottenendo, naturalmente, una voce piena, acuta, limpida, dolce e straordinariamente potente. Le caratteristiche della voce femminile, impiantate in un corpo maschile che, seppur privo di pe-luria e barba per lo stesso effetto della castrazione, tendeva a crescere fuori misura assumendo caratteristiche di eccessiva grassezza e proporzioni superiori alla media. A Napoli, nasce una vera e propria “industria” di castrati; essi erano disponibili in abbondan-za, in quanto le famiglie povere affidavano i loro bambini tra gli otto e i dieci anni ai Conserva-tori, nella speranza che questo sacrificio venisse compensato dalla possibilità di diventare divi, famosi e ricchi. Come riporta Charles Burney nel suo Viaggio musicale in Italia, M. Jamineau, Console Britannico che ha lungamente soggiornato qui (a Napoli) e ha fatto specialissime ricerche su questo soggetto, mi ha assicurato, e la sua affermazione si trova confermata dal Dottor Cirillo  illustre medico napoletano, che questa usanza è rigorosamente proibita nei Conservatorii; che i giovani evirati venivano da Lecce, in Puglia; che prima di esporre i fanciulli all’operazione, erano condotti a un Conservatorio per essere esaminati sulla probabilità della voce, e nel caso che questa meritasse il sacrificio, si rimandavano i fanciulli ai loro genitori per la barbara esecuzione. La convenzione morale del tempo, e anche le severe leggi che prevedevano addirittura la pena di morte, proibiva agli adulti di ordinare una evirazione, pertanto, in un gioco di finzioni e di falsi incidenti o malattie, era lo stesso ragazzo a chiedere l’intervento.  La normale crescita di questi fanciulli, con grande sofferenza fisica e psicologica degli stessi, fu sacrificata in nome di questa barbara usanza che, d’altronde, non avrebbe permesso a tutti, in quanto non si poteva prevedere l’esatta riuscita della qualità vocale, di raggiungere lo stato di cantanti di successo.  Una delle aspirazioni più alte per questi cantanti era quella di diventare Musico della Reale Cappella di Napoli, nonostante questo incarico fosse pressoché gratuito: questo riconoscimento dava un plusvalore alla loro carriera artistica soprattutto nella speranza di essere proiettati verso la scena musicale internazionale. Nel suo studio Parallèle des Italiens et des Francois, l’Abate Raguenet afferma che i castrati con la loro bella voce, impersonano i ruoli femminili con maggior grazia e bellezza delle donne stesse.  In effetti i cantanti castrati che riuscivano ad affermarsi destavano impressione con la loro voce, impersonando i ruoli femminili, come dice l’Abate Raguenet, “con maggiore grazia e bellezza delle donne


Carlo Broschi in arte “Farinelli”
Gaetano Majorano in arte “Caffarelli”

 
 
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